Trovare una strada comune per combattere la frammentarietà dell’occupazione, la precarietà dei contratti, la scarsa attenzione alla sicurezza e la solitudine delle persone. L’edilizia rappresenta uno dei principali settori di inserimento per molti lavoratori migranti. Ma dietro l’inserimento dei nuovi arrivati, si nascondono spesso rischi di mancata formazione, sfruttamento e caporalato. Partendo da una attenda analisi della situazione attuale, la Fillea CGIL vuole mettere a confronto esperienze internazionali di tutela e organizzazioni sindacali dei lavoratori migranti nel settore delle costruzioni per cercare di dare un contributo al dibattito su come ripensare politiche di accoglienza a livello nazionale ed internazionale. I dati delle Casse Edili ed Edilcasse, confermano una presenza crescente dei migranti nel settore edile. Considerando i soli operai, si passa da una incidenza di circa il 30% nell’anno 2017 (Ottobre 2016 Settembre 2017) al 37,7% dell’anno c.e. 2023, fino al 39,5% dell’anno c.e. 2024, un’incidenza che, attraversando una fase di crescita settoriale. Se Albania, Romania e Marocco rimangono le nazionalità maggiormente rappresentate, si segnala una forte crescita dell’Egitto, con 29.465 operai nell’anno 2023 e 38.572 nell’anno 2024, ma sono ben 18 le nazionalità con almeno 2.000 operai, tra cui diversi paesi extra-europei come Tunisia, Pakistan, Nigeria, India e Senegal. “Abbiamo scelto il comune di Pozzallo, riconosciuto a livello istituzionale come un fondamentale presidio di frontiera nel sud della Sicilia, non solo per la sua posizione geografica, ma per quello che rappresenta, ovvero uno dei principali punti di sbarco nel Mediterraneo e più importanti hotspot per la gestione dei flussi migratori. Il mondo delle costruzioni sta cambiando velocemente- dice il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco- per la presenza di tanti nuovi cittadini che provengono da tutto il mondo. Parlare di sicurezza, di innovazione e di futuro non può prescindere dalla capacità di accoglierli, integrarli e renderli cittadini attivi e consapevoli. La tenuta dei diritti nei cantieri, passa da quanto saranno rispettati i lavoratori migranti. Più saranno sfruttati e sottopagati, più saranno sottoposti a ricatto e disponibili a fare qualsiasi cosa, arretrando nelle condizioni vanificando avanzamenti importanti e diritti acquisiti. Il tema dell’immigrazione rappresenta prima di tutto una fondamentale questione morale- continua Di Franco- relativa all’identità del Paese, alla sua ricchezza culturale e al suo futuro. Accanto all’ apporto economico e demografico diventa vitale quello sociale, culturale e spirituale. Con questa prospettiva intendiamo sollecitare l’avvio di nuove politiche sull’ immigrazione, dalle quali dipenderà la tenuta dello stato sociale del Paese, il rapporto fra i popoli e la cooperazione intergenerazionale. Noi siamo contro il panico morale che induce la destra di questo Paese a parlare di Remigrazione, una lettura criminologica dei movimenti umani sulla terra. Noi crediamo che da quanto integreremo e accoglieremo questi nuovi cittadini, dipenderà il grado di giustizia sociale presente nella nostra Repubblica e necessaria nella nostra idea di Europa”.