Storia d'amore e d'archeologia. L'ultima fatica editoriale di Marinella Fiume

La storia di un amore impossibile, lungo tutta una vita, di una donna inglese e di un archeologo rumeno

“Storia d’amore e d’archeologia” è il titolo del nuovo libro della scrittrice Marinella Fiume (Pagg. 172, Euro 14, Algra Editore). Narra la storia di un amore che si snoda lungo tutta una vita. I protagonisti sono un archeologo rumeno e una neuropsichiatra inglese. Lo scenario naturale è la Taormina degli anni Cinquanta quando il borgo dello Ionio era meta d’un turismo d’élite. Artisti e intellettuali giungevano da tutta Europa rapiti dalle suggestioni goethiane di un luogo incontaminato, ammagàti dalle sue leggende. Viaggiatori che cercavano la luce accecante del Mediterraneo, agognando rimandi apollinei e languori estetizzanti. Lungo i tornanti del Monte Tauro si inerpicarono tutti i grandi protagonisti del Novecento. Aveva 37 anni Oscar Wilde, da poco liberato dal carcere, quando giunse a Taormina, l’anno dopo la pubblicazione de “Il ritratto di Dorian Gray”. La divina Greta Garbo, vi soggiornò nell’anonimato, con lo pseudonimo di miss Harriet Brown. Anche lei protagonista di una impossibile storia d’amore romantica. Lungo corso Umberto passeggiava placido e indolente Bertrand Russell, premio Nobel per la Letteratura. Denis Mack Smith, vi compose la sua “Storia della Sicilia medievale e moderna”.

La storia narrata da Marinella Fiume, muove dall’arrivo a Taormina di un eccentrico pittore inglese discendente da una famiglia di industriali proprietari della fabbrica di locomotive “Kitson and Company” a Leeds. Nel 1900 Robert Hawthorn Kitson aveva ventisette anni. Era il tipico inglese dell’upper class, uno spilungone dagli occhi chiari e folti baffi edoardiani. A Taormina edificò una villa incantata, intrisa di magismi ed esoterismi. Nel 1947, quando il pittore morì, la proprietà fu ereditata dalla nipote Margaret Daphne Hawthorn Phelps, una intellettuale cosmopolita “mettlesome”, impetuosa, risoluta e irruenta. È lei che decise di trasformare “Casa Cuseni” in uno dei primi hotel per artisti in Europa. Un luogo amato da pittori e scrittori. Da Roger Peyrefitte a André Gide che qui trovarono la fonte ideale per la loro ispirazione. L’amica del cuore di Daphne, la scrittrice esoterica Annie Besant, riformatrice e attivista nel campo dei diritti delle donne, progettò la parte teosofica del giardino di “Casa Cuseni”.

Daphne Phelps fu, per tutta la vita, la musa ispiratrice e mecenate dell’archeologo rumeno Dinu Adamesteanu. Il giovane studioso era nato a Toporu, un piccolo villaggio della Romania meridionale. La sua fu una vita avventurosa e intensa. Trascorse in Sicilia i suoi anni da profugo dalla Romania di Ceausescu, intraprendendo nell’isola grandi campagne di scavo. Il libro narra il legame tra la donna inglese e l’archeologo rumeno. Un amore tormentato e struggente, mai risolto, che si snoderà lungo un’intera esistenza.

Forse ha ragione Freud, forse tra l’analista e l’archeologo non ci sono poi molte differenze, intenti come sono entrambi a ricostruire il passato (…) Mai niente finisce del tutto e sempre affiorano qua e là, piccoli cocci che potrai ricomporre quando vorrai”, si legge tra le pagine del libro. Daphne Phelps fu l’autrice di un libro che registrò un grande successo internazionale: “Una casa in Sicilia”. Questa romantica signora inglese fu la custode della più affascinante villa del Mediterraneo per oltre sessant’anni. Fino alla sua morte avvenuta il 30 novembre 2005, all’età di 94 anni, due anni dopo la scomparsa dell’archeologo Dinu Adamesteanu, che si spense a Policoro all’età di 91 anni. La storia dell’amore impossibile, lungo tutta una vita, della donna inglese e dell’archeologo rumeno.

Concetto Prestifilippo



 

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