Arrivano le considerazioni e le prese di posizione dei sindacati all'indomani dell'assemblea dei Sindaci convocata ieri dal Sindaco di Enna Mirello Crisafulli per discutere dell'ampliamento dell'offerta formativa in ambito sanitario. Un'occasione ghiotta per i quattro segretari di Cgil, Uil, Nursind e Nursing-up rispettivamente Alfredo Schilirò, Giuseppe Adamo, Milko Pavone e Carmelo Rinaldi per mettere nero su bianco in una lettera aperta la loro idea di sanità partendo da una analisi a tutto tondo per mettere in luce le criticità più volte denunciate, rimaste irrisolte e che di certo non contribuiscono ad avere una sanità di qualità.
"Prendiamo atto con soddisfazione della convocazione, avvenuta dopo parecchi anni, della conferenza dei sindaci sugli argomenti inerenti alla sanità ennese e del conseguente incontro del 29/06/2026. Con la presente, lettera aperta, le scriventi organizzazioni sindacali ritengono opportuno affrontare una serie di argomenti che in parte esulano le materie di natura puramente contrattuale ed economica ma che, nel contempo, investono problematiche riferite soprattutto al benessere dei pazienti, al soddisfacimento dei livelli essenziali di assistenza ed al miglioramento delle condizioni di lavoro del personale.
Iniziamo dalla cronica mancanza di personale medico. Facciamo notare che malgrado l’emissione di bandi, necessari a coprire i vuoti di personale nelle varie uu.oo., la partecipazione dei professionisti a tali procedure concorsuali è bassa o addirittura assente. A ciò aggiungiamo che, molto spesso, il personale medico neo assunto chiede, per il tramite degli istituti di mobilità o di comando, il trasferimento presso sedi più confacenti ai luoghi di provenienza ma soprattutto verso sedi più appetibili da un punto di vista professionale; per tale motivo l’asp di enna è costretta a richiamare in servizio medici ormai in quiescenza da anni o addirittura addivenire all’utilizzo delle prestazioni aggiuntive, per coprire i turni, soluzioni straordinarie nate durante il covid e prorogate oltre la fase emergenziale.
Tali soluzioni, oltre ad avere dei costi notevoli che gravano sul bilancio della regione e quindi dei contribuenti, non incidono sullo smaltimento delle liste di attesa, tant’è che, se non erriamo, la corte dei conti ha ritenuto opportuno far rilevare che ad enna le prestazioni aggiuntive superano l’ordinario.
Fatta questa premessa viene spontaneo domandarsi quali siano le iniziative che la direzione generale sta adottando per la soluzione della problematica. È necessario, a nostro giudizio, rendere più appetibile l’azienda al personale medico. Di sicuro i cittadini non possono aspettare che l’ospedale “umberto i” di enna diventi sede del policlinico universitario per sperare in un rilancio della sanità territoriale e per evitare che ottimi professionisti, come, da ultimo, il personale della chirurgia generale del nosocomio di enna, scelgano di andare via dalla nostra azienda per approdare verso sedi più rinomate, vuoi per motivi economici o come si vocifera per presunta mancata interlocuzione con la direzione.
Noi non solo non ci crediamo ma non lo vogliamo neanche minimamente pensare ed immaginare. Ed è su questo passaggio che intendiamo porre in maniera particolare, all’attenzione dell’utenza, delle riflessioni che sono frutto di un pensiero comune delle nostre confederazioni, a qualsiasi livello di rappresentanza, quindi problematica non riconducibile solo al nostro territorio: la sanità pubblica va difesa, rifinanziata e rilanciata, liberandola dalla pressione politica sulla gestione.
Ci verrebbe da dire, cercando di interpretare il pensiero di tantissimi cittadini-utenti: “fuori la politica dalla sanità ed i manager da essa individuati”. Non è una provocazione ma una richiesta di buona amministrazione e di buona politica, meno interferenze nelle scelte gestionali, più responsabilità nella programmazione, negli investimenti e nella tutela concreta del diritto alla salute.
La politica deve programmare, indirizzare, garantire risorse e scegliere, fino a quando non si cambia la metodologia, i migliori manager presenti. Dentro questa riflessione si colloca il tema della dirigenza pubblica e della governance sanitaria, ad oggi, a nostro giudizio, frutto di presunte logiche di spartizione territoriale che non sempre risultano vincenti ma soddisfano, probabilmente, i famigerati “equilibri”, estranei al merito.
Il nodo fondamentale è l’effettività del diritto alla salute, dove l’universalismo resta proclamato da tutti, manager compresi, ma nella vita concreta è sempre meno garantito: liste d’attesa, divari territoriali, carenza, come sopra accennato, di personale, debolezza della medicina territoriale e crescita della sanità privata, trasformando l’accesso alle cure in una possibilità sempre più condizionata dal reddito e dal luogo in cui si vive.
Queste scelte le pagano sempre gli stessi: lavoratrici, lavoratori, persone e comunità.
Altro argomento che da tempo inseguiamo: organizzazione del lavoro del personale di comparto, infermieri, operatori socio sanitari, tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio, etc. Siamo, oramai, in piena stagione estiva e malgrado la direzione generale fosse a conoscenza delle carenze di personale si procede a rilento con le procedure di assunzione, anche a tempo determinato, di tali preziose figure professionali necessarie per sopperire e supportare i vuoti di organico all’interno dei nostri reparti e garantire un’adeguata assistenza all’utenza ricoverata nei presidi ospedalieri.
Si rischia seriamente che il personale non possa godere delle ferie estive; in alcuni casi già paventato senza remore al personale dipendente. Avevamo, già, nell’autunno scorso, innanzi al prefetto di enna, richiesto all’amministrazione dell’asp una seria revisione dell’organizzazione del lavoro improntata alle reali esigenze delle uu.oo.
A tale scopo era stato richiesto all’amministrazione, più volte e senza risposta, di volere conoscere i dati inerenti i posti letto ed i corrispettivi indici occupazionali per ogni singola unità operativa. Ad oggi nulla è stato fatto tranne che una nota, diramata nei giorni scorsi, con la quale il management dell’asp afferma di volere procedere, al fine di sopperire ai vuoti in organico, con una organizzazione del lavoro o con l’utilizzo dei fondi dei lavoratori destinati all’istituto dello straordinario.
Tutto ciò senza un confronto con le oo.ss. di categoria e in barba alle richieste da noi effettuate nei mesi addietro. Inciso: dietro queste argomentazioni non ci può essere la spada di damocle sulla testa di cgil e uil in quanto non firmatari di contratto. Il buon andamento delle relazioni sindacali si manifesta soprattutto con l’apertura al dialogo e non trincerandosi dietro queste probabili scusanti.
Circa l’utilizzo dell’istituto dello straordinario è utile fare notare che lo stesso è rivolto a fronteggiare situazioni di lavoro eccezionali, pertanto, non può essere utilizzato come fattore ordinario di programmazione del lavoro; per quanto sopra evidenziato riteniamo e ribadiamo che una seria organizzazione del lavoro e conseguentemente la mancata messa in atto di un piano di assunzioni necessario a fronteggiare i vuoti in organico, non giustifica il ricorso all’istituto dello straordinario che è, oltretutto, oggetto di contrattazione con le organizzazioni sindacali.
Riteniamo, inoltre, che il personale del comparto dell’asp di enna ha sempre svolto le proprie mansioni e i propri doveri con spirito di sacrificio e dedizione, pertanto, appare alquanto irrispettosa la sollecitazione effettuata dal management aziendale circa la partecipazione del personale al raggiungimento degli obiettivi aziendali ed a garantire i lea durante la turnazione di lavoro.
Non sono ammessi inutili richiami da parte del management aziendale che, invece, avrebbe dovuto trovare, a tempo debito, le giuste soluzioni per permettere ai lavoratori di poter svolgere il proprio lavoro con serenità a beneficio soprattutto dei pazienti.
Riteniamo, altresì, che l’assenza di un efficace piano di assunzioni e di riqualificazione del personale dipendente, esempio ausiliari socio sanitari in operatori socio sanitari, possa vanificare gli investimenti, effettuati per il tramite dei fondi del pnrr, utilizzati per la creazione delle nuove strutture territoriali, es. case di comunità, in semplici contenitori privi delle professionalità necessarie a renderle operative.
Chiediamo, inoltre, chiarimenti circa la tempistica su alcune procedure concorsuali, dirigente delle professioni sanitarie area della riabilitazione.
Riteniamo, infine, non conducenti, in alcuni casi, le scelte che portano alla presenza di doppie unità operative, nei vari nosocomi della provincia, con indici occupazionali singolari e per tale motivi per nulla rispondenti alle vere richieste di salute dei cittadini del nostro territorio.
Senza dire che, in alcuni casi, la corsa alla costituzione di nuove unità operative, magari già esistenti in altri ospedali della provincia, ha portato a sostenere inutili costi per l’adeguamento delle strutture ed all’acquisto di costose apparecchiature mai attivate, vedi a suo tempo la rianimazione dell’ospedale chiello di piazza armerina.
Per quanto sopra ribadiamo, con forza, che, per una seria programmazione della nostra sanità, occorre un lavoro ampio e sinergico e di lunga visione tra management aziendale, amministratori locali e organizzazioni sindacali.
Crediamo che solamente in tal modo si possono affrontare e superare le difficoltà e permettere al nostro territorio di avere un sistema sanitario pubblico e universalistico che possa dare le giuste risposte alle richieste di salute dei cittadini in attesa e nella speranza che l’attivazione del policlinico universitario possa essere da traino per tutta la sanità provinciale".