E' una Palermo intabarrata in una luce pervinca, irreale, come un sortilegio. Un luogo popolato da personaggi affetti da ciclopsia, un terzo occhio che utilizzano per guardarsi vivere, l’occhio del sonno e della veglia. Una comunità bloccata nel piacere perverso dell’immobilità, nevroticamente impegnata a fare in modo che tutto rimanga bloccato, incapaci di andare verso l’ignoto, per dirla con le parole di Kundera. È la Palermo dell’ennui baudelairiano, ma è anche luogo di inganni, dolori. Una città pervasa da afrori e miasmi, agglomerato urbano informe, senza futuro, un purgatorio di inguaribile bruttezza, senza prospettive. Quella dispiegata da Andò è una Palermo splendidamente femminile, affascinante e spaventosa, incantevole e perversa, una città femminile che cattura per ipnosi, per magarìe. È questa dunque la storia di un ritorno impossibile, come lo sono certi amori.
"Il coccodrillo di Palermo" è il confine tra il possibile e l’impossibile, tra la verità e l’immaginazione. Al centro della partitura narrativa si muove Rodolfo Anzo, un documentarista che ha cercato la salvezza nell'esilio romano, recidendo i fili che lo legavano alla sua città natale. Il pretesto del ritorno è una violazione di domicilio nella vecchia casa dei genitori ormai scomparsi. Un furto anomalo, che non sottrae ricchezze ma restituisce un’eredità clandestina: sei bobine di intercettazioni telefoniche abusive lasciate dal padre, figura enigmatica di poliziotto-intellettuale. Un lascito che si porta dietro l’imperativo etico di rintracciare le voci registrate, restituire a ciascuno il proprio frammento di verità tradita.
L’autore evita, con aristocratico distacco, le secche del folklore criminale, quello di grande successo dei rotocalchi e della televisione. È questo un libro che risulta impossibile classificare in un genere letterario. La prosa ha l'eleganza fluida e la compostezza formale della grande tradizione siciliana e vibra di una tensione squisitamente cinematografica. Sono pagine di natura intimamente bernhardiana che tratteggiano una incantevole, ineffabile città femminile: Palermo.