Si può amare perdutamente una città? Si, se la città è Palermo

"Il coccodrillo di Palermo", il libro di Roberto Andò pubblicato da “La nave di Teseo” (pagg. 256, euro 18.00) racconta il grande fascino che rapisce tutti quelli che amano Palermo

E' una Palermo intabarrata in una luce pervinca, irreale, come un sortilegio. Un luogo popolato da personaggi affetti da ciclopsia, un terzo occhio che utilizzano per guardarsi vivere, l’occhio del sonno e della veglia. Una comunità bloccata nel piacere perverso dell’immobilità, nevroticamente impegnata a fare in modo che tutto rimanga bloccato, incapaci di andare verso l’ignoto, per dirla con le parole di Kundera. È la Palermo dell’ennui baudelairiano, ma è anche luogo di inganni, dolori. Una città pervasa da afrori e miasmi, agglomerato urbano informe, senza futuro, un purgatorio di inguaribile bruttezza, senza prospettive. Quella dispiegata da Andò è una Palermo splendidamente femminile, affascinante e spaventosa, incantevole e perversa, una città femminile che cattura per ipnosi, per magarìe. È questa dunque la storia di un ritorno impossibile, come lo sono certi amori.

"Il coccodrillo di Palermo" è il confine tra il possibile e l’impossibile, tra la verità e l’immaginazione. Al centro della partitura narrativa si muove Rodolfo Anzo, un documentarista che ha cercato la salvezza nell'esilio romano, recidendo i fili che lo legavano alla sua città natale. Il pretesto del ritorno è una violazione di domicilio nella vecchia casa dei genitori ormai scomparsi. Un furto anomalo, che non sottrae ricchezze ma restituisce un’eredità clandestina: sei bobine di intercettazioni telefoniche abusive lasciate dal padre, figura enigmatica di poliziotto-intellettuale. Un lascito che si porta dietro l’imperativo etico di rintracciare le voci registrate, restituire a ciascuno il proprio frammento di verità tradita.

L’autore evita, con aristocratico distacco, le secche del folklore criminale, quello di grande successo dei rotocalchi e della televisione. È questo un libro che risulta impossibile classificare in un genere letterario. La prosa ha l'eleganza fluida e la compostezza formale della grande tradizione siciliana e vibra di una tensione squisitamente cinematografica. Sono pagine di natura intimamente bernhardiana che tratteggiano una incantevole, ineffabile città femminile: Palermo.

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