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L’estro di Luca Manuli nel set del film Dream girato a Enna

Luca Manuli a 22 anni nel mondo del cinema collaborando alla scenografia e alla produzione del film “Tre giorni di anarchia” di Vito Zagarrio

È l’eclettico Luca Manuli il costumista del film che nei giorni scorsi è stato girato nell’Ennese. Si tratta di un mini film prodotto dalla Regione Sicilia dal titolo Dream, per la regia di Davide Vigore, che vede alla fotografia Daniele Ciprì e che annovera tra i protagonisti l’attore David Coco. “Tornare a lavorare per il cinema è per me un grande onore e una scommessa allo stesso tempo - commenta l’artista ennese – dopo aver vestito Moni Ovadia, Amedeo Minghi, Raimondo Todaro, Ernesto Lama e tanti altri amici del panorama artistico ennese, preparare gli abiti di David Coco in questa nuova avventura ha aggiunto un prestigioso tassello al mio variopinto curriculum”. Pittore, scultore, costumista, scenografo e ideatore dell’originale performance di arte contemporanea “La danza dei tessuti”, Luca Manuli, classe 1982, ha debuttato a 22 anni nel mondo del cinema collaborando alla scenografia e alla produzione del film “Tre giorni di anarchia” di Vito Zagarrio. Impegnato fin da bambino in numerose attività teatrali, musicali (sì, è stato anche ballerino) e artistiche, ha lavorato in precedenza sui set di “Salvo” (di Antonio Piazza e Francesco Grassadonia, 2012) e del videoclip del brano “Io non ti lascerò mai” di Amedeo Minghi (2014). Costumista teatrale e scenografo ufficiale della Compagnia dell’Arpa (accanto a Elisa Di Dio dipinge anche dal vivo sulla schiena di un’attrice mentre si dipana il racconto biografico di Frida Kahlo nello spettacolo “Frida Imperfetta bellezza”), ha lavorato anche per “Il grande Gershwin” con Raimondo Todaro, e “Le Supplici”, con Moni Ovadia e Mario Incudine. La sua installazione “Arcobaleno di speranza” (realizzata lo scorso gennaio sulla scalinata della chiesa di San Cataldo di Enna con quasi 5.000 bottiglie di plastica riciclate assieme ai giovani del progetto 360) è stata apprezzata in tutto il mondo grazie ad articoli di stampa e un passaparola sui social che ha reso l’opera virale.
 
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