Domani, 6 ottobre, sciopero nazionale delle Province e delle Città metropolitane.
Anche i lavoratori della ex Provincia di Enna, così come i colleghi di tutta Italia, incroceranno le braccia per manifestare contro una riforma non riforma che, ad oggi, ha provocato solo disastri, in termini di qualità dei servizi resi ai cittadini e di salvaguardia dei posti di lavoro.
Lo sciopero nazionale è stato indetto, a livello nazionale dai sindacati confederali FP-CGIL, FP- CISL e UILPl, mentre a livello locale partecipa anche il CSA.
" Le Province e le città metropolitane sono al collasso- denunciano i sindacati- servono risorse per consentire l'erogazione dei servizi fondamentali ai cittadini, e per tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dal pagamento degli stipendi".
La prima forte rivendicazione riguarderà l'abolizione del prelievo forzoso, alla luce anche del responso referendario. Prelievo a scaglioni crescenti che ha praticamente messo in ginocchio tutti gli enti che a malapena sono riusciti a fornire servizi minimi, in termini di viabilità, scuole e disabili.
In Sicilia la vertenza ha poi un risvolto paradossale, complice anche il Governo regionale con la sua riforma. Lo Stato, infatti, ha escluso le nove ex Province siciliane dal finanziamento nazionale, in quanto diventati Liberi Consorzi, ma di contro però non le ha escluse dal prelievo forzoso.
I sindacati siciliani chiederanno al Governo di sanare questa incongruenza e grave ingiustizia che ha mortificato la vita e le attività degli enti siciliani.
Nella piattaforma rivendicativa del fronte sindacale anche la difesa della contrattazione integrativa, lo sblocco del turn over e la stabilizzazione dei precari.