“Per Grazia ricevuta". Gli ex voto della Chiesa di S. Francesco di Paola e del Santuario del SS. Crocifisso Abbandonato di Papardura

“Qui si fanno miracoli”: così recitava l’insegna dei fabbricanti di ex voto o “pittori di miracoli”

Far dipingere la grazia ricevuta per intercessione della potenza divina è una tradizione antichissima tanto che le pareti dei santuari ellenistici erano ricoperte di “pictae tabellae” o “pinakes” devozionali (foto 1, da qui il termine pinacoteca). La rappresentazione del miracolo traeva spunto dal racconto orale del devoto, portato naturalmente ad enfatizzare accaduto, ansie, desideri, aspirazioni sociali, legami devozionali, affinché la sua gratitudine venisse immortalata nel racconto pittorico a perenne ricordo e testimonianza dell’intervento miracoloso. I pittori di miracoli spesso erano anche pittori di carretti oppure “pincisanti”, pittori di immagini sacre. Nella Chiesa di San Francesco di Paola (foto 2) e nel Santuario del SS. Crocifisso Abbandonato di Papardura (foto 3), a Enna, sono custoditi diversi miracoli dipinti su tavolette in legno di piccole dimensioni, che testimoniano la profonda religiosità popolare come processione di eventi drammatici umani che l’intervento divino ha trasformato in eventi meravigliosi. I dipinti della Chiesa di San Francesco di Paola attraversano un periodo storico che si articola dalla metà del XVIII secolo al 1901 e rappresentano, in uno spazio metafisico e surreale, eventi tragici conclusi felicemente con la grazia del “miracolato”. Una di queste tavolette (foto 4), purtroppo priva di didascalia, raffigura la tragica scena di un “infortunio sul lavoro”: vi si scorgono due uomini sospesi nel vuoto dall’alto del cornicione di un edificio, sorretti per le mani da altri operai. In alto, a destra, è raffigurato il Santo Padre con lo sguardo rivolto al cielo. A ben vedere, l’edificio rappresentato è quello dell’attuale Scuola Media Giovanni Pascoli (foto 5), in passato adibito a Prefettura del capoluogo ennese, ancor prima facente parte del Monastero di San Marco delle Vergini. La singolare e raffinata raffigurazione della fine del ‘700, potrebbe rappresentare la fase di ultimazione e/o ristrutturazione dell’antico edificio tenuto conto che esso sembrerebbe privo di infissi e la parte antistante appare non livellata e coperta da un consistente accumulo di terra. Desta curiosità un’altra tavola (foto 6), datata 1779, recante la didascalia “l’ill.mo Sig. Don Giuseppe Rosso e Grimaldi voltato al Santo Padre pel suo bestiame ottenne anche la grazia per un bove e che nell’atto di uccidersi si alzò velocemente”. Vi sono raffigurati un ricco ed elegante committente, destinatario della “grazia”, nonché un bue ed un uomo in vesti di macellaio con un coltello in mano. Sulla destra altri bovini con un pastore mentre, in fondo sulla sinistra, si scorgono alcuni caseggiati dell’antica città di Enna ed una sorta di colonna spezzata sovrastante uno sperone roccioso forato (forse una stilizzazione della Rocca di Cerere e dell'antico tempio ?). Questo ex voto, da un lato, contrasta con le altre immagini in cui ad essere in pericolo è la vita umana, dall’altro, ci consente di apprezzare l’importanza che il bestiame doveva avere anche per un nobile benestante. All’interno della stessa chiesa sono esposti altri tre ex voto raffiguranti ammalati moribondi distesi sul letto (spesso a causa della tisi, il flagello del XIX secolo), di cui due di fine ‘700 (foto 7 e 8) ed uno datato 1901 raffigurante una grazia fatta nel 1861 a tale Biagio Schillaci (foto 9). Quest’ultimo è firmato dal pittore ennese Apollonio Di Bilio (1885-1916), che nel 1901 aveva appena 16 anni. Uno di questi ex voto reca il tradizionale acronimo V.F.G.A., “Votum Fecit Gratiam Accepit” cioè “voto fatto, grazia ricevuta” (foto 10). Il tema del Santissimo Crocifisso Abbandonato, la cui immagine miracolosa venne casualmente ritrovata nel 1657, ricorre prevalente nelle tavolette votive del Santuario di Papardura, che venivano esposte nel cortile esterno durante la festività riservata all’antico culto qui praticato. Alcuni dei miracoli, avvenuti per intercessione del Crocifisso di Papardura, sono stati descritti anche nel manoscritto settecentesco redatto frate Giovanni dei Cappuccini da Castrogiovanni (“Historia veridica dell’inespugnabile città di Castrogiovanni”). A parte i comuni malanni, negli ex voto di Papardura vengono celebrati gli avvenimenti avversi tipici delle campagne, correlati alla tradizionale gestione del sito ad opera della storica “Deputazione dei Massari”. Ecco allora che una tavoletta di inizi ‘800 raffigura il Massaro Giuseppe… invocare la grazia per il proprio bestiame (foto 11); in un’altra è raffigurato il miracolo occorso, nel 1879, ad una donna colpita da un fulmine (foto 12). Analogo ex voto ottocentesco, di grande realismo, riguarda un uomo sorpreso da un violento temporale insieme ai suoi cavalli carichi di masserizie (foto 13). Il tema del temporale è al centro dell’ex voto commissionato dal Sig. Sebastiano Bonaccorso (foto 14) il quale, nel 1868, scampò ad un fulmine che incendiò l’albero sotto il quale si era rifugiato. In questo caso, il ricordo dell’evento miracoloso ci è pervenuto grazie al pronipote che, tempo fa, sul sito www.ilcampanileenna.it, ebbe a lanciare l’iniziativa di individuare i discendenti degli altri miracolati. Alcuni piccoli dipinti su tela, a metà tra l’ex voto e la rievocazione storica (foto 15, 16, 17, 18), costituiscono originale espressione artistica della medesima vocazione religiosa ispirata dal sito: esse raffigurano il SS. Crocifisso che vigila dall’alto su singole figure di cavalli, talora condotti da questuanti che raccolgono le offerte per la festa che si celebra in questi giorni, altre volte cavalcati nell’atto di partecipare all’antico “palio della spada cosiddetto delli picciotti”, di cui purtroppo si è smarrita la memoria. Risale al 1898 la non meglio descritta grazia concessa alla Sig.ra Angela Colina, la quale è raffigurata con in mano il Crocifisso e, sullo sfondo, una delle più antiche immagini del Castello di Lombardia (foto 19) a cui ancora si accedeva tramite la grande porta centrale lato ovest, un tempo munita di ponte levatoio. In questo caso il dipinto testimonia la fede fornendoci al contempo indizio importante sull’impermanenza di ogni cosa: uomini, usanze, tradizioni, religioni, edifici. Così gli ex voto, mediando tra passato e presente, esprimono la speranza di sopravvivenza all'insidia del giorno che, consumandosi, consuma l’uomo trasportandolo nel nuovo giorno ove possa continuare a dispiegarsi la bramosia di vita.

 

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