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Emergenza sanitaria all’Oasi di Troina. Il Sindaco chiede personale sanitario dell’esercito e dispositivi di sicurezza

La situazione è molto grave e necessita di un intervento urgente ed immediato

Non c'e' tempo da perdere. La situazione sanitaria all' IRCCS  “Oasi Maria Santissima” e' gravissima, in atto un pericolo focolaio di Covid-19 tra i ricoverati. Per questa ragione il Sindaco di Troina, Fabio Venezia, chiede l'invio urgente di personale sanitario dell’Esercito e di idonei dispositivi di sicurezza, attraverso un corridoio umanitario, per il personale sanitario impegnato. La richiesta  per far fronte alla gravissima emergenza sanitaria dell’Irccs “Oasi Maria Santissima” di Troina, inviata al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, al Dipartimento Regionale e Nazionale della Protezione Civile, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro della Salute Giuseppe Speranza ed al Ministro della Difesa Giuseppe Guerini.Su segnalazione del commissario ad acta Giuseppe Murolo, nominato dalla Regione Siciliana per fronteggiare l’emergenza nella struttura, il primo cittadino ha infatti deciso di attivare tutti i canali istituzionali necessari per far giungere all’Istituto personale sanitario di supporto e dispositivi di sicurezza quali mascherine, camici monouso, occhialini, guanti, mascherine chirurgiche, visiere, cuffie, lenzuola usa e getta, siringhe, termometri, saturi metri, dispenser, respiratori, alcool e e gel disinfettante.All’Irccs, ad oggi, sono ricoverati circa 160 disabili, 20 dei quali già contagiati e molti altri, con gravi sintomi, in attesa dei tamponi di conferma.Per la loro assistenza, h24, sono impiegati circa 130 operatori tra medici, infermieri ed OSS, che stanno effettuando turni massacranti senza dispositivi di protezione individuale. Già 13 dipendenti sono rimasti contagiati e, per altri 36, si attendono i risultati.La situazione è molto grave e necessita di un intervento urgente ed immediato, dato il diffondersi di un tremendo focolaio che potrebbe avere conseguenze nefaste sia per i pazienti, molti fragili, che per gli operatori sanitari. 

 
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