La Provincia, Ambiente e Agricoltura
Finita l'emergenza idrica ci si interroga sull'utilizzo e la salvaguardia delle risorse naturali
Si riempiono gli invasi e il lago di Pergusa ma l'attenzione e la cura debbono rimane alte per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici
E' il caso di dire la quiete dopo la tempesta. E' stato per certi versi un venerdì nero quello appena trascorso, da ricordare, con forti temporali e venti di burrasca che hanno messo a dura prova il nostro territorio, provocando danni a molte strutture collegate alla viabilità. Il dato certamente più preoccupante è stata la violenza delle raffiche di vento che, in alcune zone, hanno messo a rischio l'incolumità dei cittadini per la caduta di alberi, con danni anche alla rete elettrica e disagi per le famiglie. Diversi i tetti, le tettoie e i cartelloni pubblicitari divelti. Di contro di positivo si registra un tanto atteso e auspicato aumento del volume delle acque nelle dighe e nel lago naturale di Pergusa, che sicuramente infonda ottimismo sul superamento dell'emergenza idrica con il rischio però di abbassare l'attenzione sul rispetto e sull'utilizzo consapevole dell'acqua. In considerazione della fragilità del nostro territorio è necessario tenere conto degli effetti devastanti dei cambiamenti climatici e programmare azioni concrete. Sui possibili scenari a cui il nostro territorio è esposto ne parliamo con l'agronomo Andrea Scoto, già funzionario e responsabile della riserva di Pergusa, che negli anni si è occupato di tutela e valorizzazione del patrimonio agroalimentare e delle risorse naturali. " E' scientificamente provato - spiega Scoto - che con l'aumento delle temperature i tempi di ritorno e la ciclicità del ripetersi degli eventi calamitosi, siccità e alluvioni, si sono notevolmente accorciati, rispetto al secolo scorso, modificandone anche la stagionalità. Questo comporta che i piani gestionali per la salvaguardia e la tutela del territorio devono essere rivisti in modo da contenerne le conseguenze. Per questa ragione l'attenzione deve rimanere altissima puntando su un coordinamento che coinvolga il mondo agricolo considerato l'importante ruolo che svolge per la salvaguardia della biodiversità e la gestione dell'85 per cento del nostro territorio". La parola d'ordine è quindi prevenire, pianificare e coordinare. " Per quanto riguarda la risorsa idrica- spiega Scoto- è indispensabile monitorare anche i corsi d'acqua secondari al fine di rimuovere le criticità che ostacolano il regolare deflusso delle acqua, dovuto sia all'aumento dei rifiuti lungo i corsi e i bordi stradali che all'ostruzione in prossimità dei ponti e degli attraversamenti. Ciò comporta esondazioni e compromissione della qualità dell'acqua che successivamente verrà invasata o alimenterà le sorgenti. La manutenzione e la gestione dei reticoli idrografici, con il coinvolgimento degli agricoltori, è fondamentale se si vuole contenere l'interramento nelle dighe e l'invasamento di acqua non inquinata. Dobbiamo fare in modo di conservare quanta più acqua possibile ma di qualità". Una migliore gestione idrica è collegata anche alla salvaguardia dell'ambiente soprattutto per quanto riguarda la prevenzione degli incendi per contenerne la propagazione che è causa dell'erosione, sempre più favorita dai cambiamenti climatici. " Il coordinamento di un piano gestionale e di prevenzione territoriale non può più attendere e prescindere- conclude Scoto- da un coinvolgimento condiviso e diretto dei Sindaci e dei rappresentanti politici locali in considerazione del grande vuoto dell'assenza dell'Ente intermedio. L'auspicio è che si dia centralità alle questioni ambientali legati all'utilizzo responsabile delle risorse con generoso impegno nei confronti dell'interesse comune, senza colore politico, e con grande coinvolgimento del tessuto sociale". Merita la giusta attenzione un territorio quello della provincia di Enna, dove si sviluppano i principali corsi d'acqua e si conserva nelle sette dighe oltre un terzo dell'acqua invasata in Sicilia. Il paradosso è che i Comuni della provincia di Enna ancora oggi dispongono di irrisorie disponibilità di acqua, sia per l'uso civile che per lo sviluppo economico.