È ormai largamente dimostrato come uno stile di vita e alimentare sano, sia un alleato fondamentale per la salute. Se è vero, allora, che lo “star bene” passa anche dalla buona nutrizione, tuttavia non è corretto spingersi a intendere il cibo come vero e proprio farmaco, in grado di curare, in assoluto, ogni stato patologico. Il “farmaco” è “farmaco” contiene sostanze con proprietà curative o profilattiche utilizzate per ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche ed esercita un'azione farmacologica, immunologica o metabolica. E il fatto che molti alimenti, in linea teorica, abbiano notevoli e molteplici qualità corrispondenti alle funzioni cui tende questo o quel prodotto “medicinale”, non abilita ad escludersi a vicenda, ma anzi a cercare e ottimizzare la loro sinergia, tenuto conto che all’interno del corpo umano è forte l’interazione tra farmaci e alimenti, con effetti positivi e negativi. Quando si assume un medicinale, è bene sapere che la sua azione all’interno del corpo non è diretta e immediata, perché questo deve subire una serie di modificazioni che permetteranno sia di esplicare la sua azione che di essere, successivamente, eliminato. A influenzare ciò contribuisce lo stile di vita e, di base, può dirsi che il tabagismo, il frequente e copioso consumo di bevande alcoliche o un’alimentazione scorretta influiscono negativamente sul metabolismo del farmaco, spesso riducendone l’effetto benefico. Per calibrare l’effetto farmacologico, devono considerarsi la composizione corporea, il metabolismo e l’alimentazione: sono questi i primi fattori a interagire con le quattro fasi di assunzione medicale (dall’assorbimento fino all’escrezione). Una composizione corporea sbilanciata, sia in eccesso che in difetto, influenza fortemente la capacità del farmaco di attraversare le membrane e di legare le proteine plasmatiche, e l’affinità delle diverse componenti “attive”. Inoltre questa può essere causa di un possibile rallentamento dell’azione farmacologica, che rischia di manifestarsi in tempi successivi, anche molto lunghi e distanti dallo stato patologico di bisogno. Come correggere: è buona norma, oltre a seguire uno stile di vita sano, effettuare periodicamente, l’esame bioimpedenziometrico, soprattutto se si sta svolgendo un percorso alimentare. Il metabolismo è fondamentale, poiché gestisce le fasi di funzionalizzazione e coniugazione del medicinale assunto. Questo è a sua volta influenzato da molteplici elementi, alcuni non modificabili come il sesso e l’età, altri su cui si può intervenire, come stile di vita, attività fisica e dalla stessa composizione corporea, che interferisce attivamente modificando l’azione dei citocromi (piccole molecole proteiche che hanno il ruolo di promotori delle reazioni metaboliche). Si può intervenire sul metabolismo? La risposta è si, ma solo su quei fattori sopra definiti come modificabili. Si può quindi strutturare un piano alimentare mirato sui propri fabbisogni, svolgere attività fisica almeno tre volte a settimana (evitare il fai da te e scegliere di affidarsi ai professionisti del settore), ridurre o smettere di fumare e moderare il consumo di alcolici. Sull’alimentazione, focus centrale dell’argomento in trattazione, si segnala che sono molti gli alimenti che interagiscono con in farmaci: a volte ciò ha una valenza positiva, e quindi l’azione del farmaco è coadiuvata, ma più frequentemente avviene il contrario, e ciò reca diversi effetti negativi e finanche l’alterandone l’effetto del farmaco nei casi più estremi. Quali però quelli da attenzionare maggiormente.
Alimenti ricchi di vitamina K (crucifere come i broccoli, spinaci, prezzemolo, soia): influiscono negativamente su farmaci anticoagulanti e in caso di terapia con ormoni tiroidei. Ciò perché nel primo caso aumentano la fluidificazione del sangue, con il rischio che quest’ultimo perda la sua fisiologica viscosità, e nel secondo caso, legato al trattamento, perché possono ridurre l’assorbimento dello iodio. In queste circostanze non è necessario eliminare l’alimento, ma moderarne l’assunzione, meglio se valutato insieme ad un professionista della nutrizione.
Succo di frutta (Pompelmo, mirtillo, melograno, ananas, arancia), sono tutti potenti inibitori del citocromo (si veda sopra) P450, quello primariamente coinvolto nei fenomeni di metabolismo dei farmaci. Questo infatti causa una mancata metabolizzazione del farmaco, con conseguente accumulo dello stesso, che rimarrà inutilizzato. Quali i medicinali maggiormente coinvolti: statine, antiaritmici, immunosoppressori, FANS, e in alcuni casi anche gli anticoagulanti. Nel caso dell’assunzione dei suddetti, si suggerisce un’eliminazione dalla dieta di questi prodotti. Unica eccezione è rappresentata dal succo di ananas, che potrà essere consumato molto lontano dall’assunzione del farmaco stesso (almeno 4h).
Latte e latticini (più o meno fermentati) agiscono negativamente sull’assunzione di farmaci antidepressivi e i mao inibitori (sempre con azione di regolazione del tono dell’umore), con spiacevoli conseguenze, come l’insorgere di mal di testa, cefalee e crisi ipertensive. Per cui è il caso di prediligere formaggi magri e molto stagionati, mantenendone un consumo misurato lontano dall’assunzione del farmaco.
Caffè (e bevande contenenti caffeina): sono sempre di più le bevande sugli scaffali dei supermercati che annoverano grandi dosi di caffeina. È necessario ricordare però che questa rientra tra le sostanze nervine, cioè hanno effetto sul sistema nervoso, attivando una serie di risposte, anche fisiche, che possono interferire con l’effetto di alcuni farmaci. Tra questi rientrano gli antispastici, alcuni antibiotici e anche diversi tipi di contraccettivi. In questo caso si suggerisce di evitare il consumo di bevande energetiche, che oltre ad avere alte concentrazioni di zuccheri, contengono caffeina in quantità nocive, e di ridurre il consumo giornaliero di caffè, ideale non consumare più di 3 tazzine al giorno, meglio se lontano dall’assunzione del farmaco.
Come l’alimentazione, i farmaci possono influire anche su aspetti non patologici?
Proprio come gli alimenti sopra elencati, anche i farmaci possono intervenire in diversi pathway metabolici che non riguardano primariamente lo stato di malessere. Molti medicinali infatti influiscono sui processi di eliminazione, aumentano quella di molti minerali, come per il magnesio, il potassio, il ferro e il calcio, con conseguente sviluppo di spossatezza e stanchezza costante. Un altro effetto indesiderato è l’alterazione del senso di fame e sazietà, e alcuni medicinali possono aumentare il senso di fame, portando ad una maggior consumo di cibo, con conseguente aumento di peso (incremento che non sempre è sano).
Alimenti e farmaci quindi sono fortemente interconnessi tra loro, potendosi influenzare a vicenda, spesso con esito negativo. In questi casi è buona norma parlare con il proprio medico curante al momento della prescrizione, e chiedere un supporto agli specialisti della nutrizione per sapere come adattare al meglio la propria alimentazione, in modo da non cadere in stati carenziali e ottimizzare l’effetto benefico del farmaco.