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Una corona per la Regina di l’Angili

Tra gli ori e gli argenti che compongono il suo tesoro figurano i più prestigiosi esempi di oreficeria del barocco siciliano

Come da tradizione, anche quest'anno Enna si appresta a festeggiare il 2 luglio la Patrona Maria SS. della Visitazione. Per il capoluogo ereo è l'evento più importante, insieme ai riti per la Settimana Santa. I festeggiamenti inizieranno il 29 giugno per concludersi il 16 luglio.

La devozione per la Madonna della Visitazione è profondamente radicata nel sentire della popolazione e la prosecuzione del culto in suo onore è plurisecolare.

La venerazione inizia ad avere seguito sempre più forte dal III secolo, dopo la predicazione di San Pancrazio giunto ad Enna per diffondere il cristianesimo. Fu per questo motivo che la Municipalità della città decise di solennizzare il culto nel 1412, affidando alla Madonna il patrocinio di Enna; una delegazione partì allora per Venezia, composta da due senatori dell'Università e due dignitari della Chiesa Madre. In quella sede fu acquistato l'artistico simulacro della Vergine che tutt'ora viene portato in processione in occasione della festività, adornato di ori e gemme che nel tempo la popolazione ha donato come atto di fede, ringraziamento e sottomissione.

Il "tesoro della Madonna" comprende, inoltre, preziosissimi argenti, suppellettili liturgiche, reliquiari e ostensori finemente sbalzati e cesellati, diversi dei quali risalenti al XVI secolo, oggi custoditi presso la Chiesa Madre di Enna, insieme ad artistiche creazioni di mastri orafi siciliani, ricchi di intarsi di oro, di smalti e perle, la maggior parte risalente ai secoli XVII e XVIII, doni preziosi a dimostrazione di fede profonda. E' Palermo il luogo in cui si formarono i primi artisti - artigiani che raggiunsero risultati altissimi mescolando la tradizione bizantina del decoro con smalto a quella araba e normanna. Nell'antico quartiere della "Vuccirìa", nei pressi dei ruderi dell'antica Chiesa di Sant' Eligio di Noyon, che fu orafo alla corte merovingia e divenuto poi patrone degli argentieri, sopravvivono ancora oggi botteghe orafe artigiane.

Proviene da Palermo anche il pezzo più prestigioso del tesoro, la Corona che adorna il simulacro della Vergine Maria. Eseguita tra il 1651 e il 1653 dai mastri orafi palermitani Leonardo e Giuseppe Montalbano e Giuseppe Castellani che per realizzare l'opera si stabilirono presso i locali della Chiesa Madre per il tempo necessario, vista l'importanza e la delicatezza del lavoro.

La Corona sostituiva quella più antica realizzata dall'argentiere Filippo Pinturi nel 1544, perchè ormai la ricchezza e lo sfarzo che contraddistinguevano il gusto barocco imponevano un nuovo canone estetico richiedente una grande varietà cromatica, caratterizzata da forti contrasti.
Nella parte inferiore della Corona vengono raffigurate scene della vita di Gesù e Maria, come l'Annunciazione, la Resurrezione, la Natività. Nella parte superiore angeli smaltati di bianco reggono nastri con la specifica della scena sottostante, accentuati dallo sfavillìo di gemme di vario colore, come rubini, smeraldi e brillanti.
Un altro artistico gioiello è da attribuirsi sempre a maestranze orafe palermitane: l'artistico Pellicano, opera preziosa donata alla Madonna dalle nobili famiglie Lucca e Grimaldi, è databile intorno alla prima metà del XVII secolo.
In un inventario del 1787 dei gioielli della Chiesa Madre viene così descritto: " ....un pellicano d'oro smaltato con rubini, nel petto un grosso topazio brillantato, di sotto tre piccoli pellicani...". Le ali sono ornate da una serie di rubini che si ripetono sul capo dei piccoli.
La simbologia rappresenta la funzione salvifica del sacrificio di Cristo per l'umanità.
La Corona, il Pellicano, gli argenti e tutte le opere d'arte che compongono il "Tesoro della Madonna" fino al gennaio 2006 erano esposti nelle sale del Museo Alessi, fondato nel 1862, insieme a una ricca pinacoteca, una sezione archeologica ed una numismatica.
Il museo fu giustamente intitolato al grande erudito ennese, il canonico Giuseppe Alessi (1774-1837), uomo di vasta cultura che rappresentò effettivamente lo spirito del suo tempo.

Figura poliedrica con interessi dei più vari, dalla numismatica all'archeologia, dalla pittura fiamminga allo studio dei minerali. Dopo la sua morte, la Chiesa madre riuscì ad acquistare la maggior parte dei reperti collezionati dal sacerdote.

E' auspicabile che in un prossimo futuro la Città di Enna riesca a riaprire le sale di questo piccolo ma preziosissimo museo, per venire incontro alla domanda di un turismo sempre più colto che si afferma nella nostra isola, il quale apprezzerà certamente i tesori artistici che racchiude, ma anche perchè ogni reperto, ogni opera pittorica, ogni creazione artistica che esso contiene fa parte della storia della città e della Sicilia e un paese che non conserva e tramanda ai posteri la sua storia, perde automaticamente la sua identità.

 

 

Si ringrazia il fotografo ennese, Giuseppe Arangio,  per la concessione gratuita degli scatti presenti nella galleria.



ARTICOLO A CURA DELL'INFOPOINT TURISMO LIBERO CONSORZIO COMUNALE DI ENNA





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