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Province. Forse si comincia a capire a cosa servano

Era esattamente sei anni addietro, quando al diktat di Crocetta, allora presidente della Regione siciliana, che avrebbe soppresso le Province, i territori siciliani esultavano. Finalmente, era il coro unanime. Enti inutili, additavano i cittadini. Fannulloni, infierivano dal basso all'alto.

Bene, anzi male. Ci siamo sentiti, dipendenti in prima linea, dei ladri colti in fallo, con sensi di colpa inutili e vani. Ma non abbiamo risposto alle provocazioni. Non abbiamo ricevuto una, dicasi una, parola di solidarietà per la precarietà dei nostri ruoli e neanche per gli stipendi. Tutti e 9 enti in bancarotta. Ben gli sta, continuavano gli improperi.

Senza considerare che sono anche i dipendenti a fare girare la microeconomia dei luoghi, a comprare il pane, andare a mangiare la pizza, fare la ricarica ai cellulari, acquistare generi di prima necessità ed anche voluttuari.

Ma lasciamo correre. Talvolta l'ignoranza e la perfidia supera la fantasia.

Oggi, con l'immane tragedia di Casteldaccia e appena poco tempo fa di quella di Rigopiano, ecco che forse nell'immaginario collettivo si comincia a comprendere che se le strade sono chiuse (il territorio ennese è praticamente impraticabile), se le scuole cominceranno a perdere pezzi di intonaco o addirittura tetti, anche sulle teste dei nostri figli (ci auguriamo di no, ovviamente), che i disabili restano a casa, perchè nessuno li porta a destinazione, è solo il lavoro delle Province, ormai accantonate.

Può bastare a far entrare nella testa di tutti, non ci vuole molto, che gli Enti non vanno soppressi, ma sono assolutamente e socialmente utili?

Forse si. Ma fino ad un certo punto. Ancora 2 anni, se va bene di commissariamenti, a causa di una politica non miope, ma assolutamente disinteressata e disorientata e nessuno muove un dito.Quando, invece si dovrebbe chiedere il diritto a vivere e soprattutto il dovere di fare in fretta. Di mettere in sicurezza strade e scuole, viadotti, dighe, fiumi.

Ma ci vogliono i soldi. E tanti. Non ci sono? Allora è meglio prorogare. Ma cosa? I commissari. Che sono dei tecnici, messi ai vertici degli Enti per gestire la spesa spicciola, o, come si dice la normale ordinarietà.

Per il resto, purtroppo, loro allargano le braccia, tutti i giorni.

E non è colpa loro. Non possono conoscere le dinamiche dell'apparato amministrativo. Devono per forza fidarsi di quanto viene prospettato, senza se e senza ma.

I politici locali, al contrario, avrebbero il termometro della situazione, una visione più ampia soprattutto degli Enti da amministrare.

I territori continuano a soffrire di mala politica, di mala volontà.

Fino a quando i morti non saranno 10.20.30.50.o forse di più. Ormai si muore di pioggia, di buche per strade, di viadotti che si sbriciolano come pulviscolo di cemento.

E le famiglie stanno a guardare. Ma non si può. Occorre urlare forte la rabbia.Che non è una protesta,ma, lo ripetiamo, un diritto dei territori a non perdere la vita per mancanza di mezzi, mancanza di manutenzione, mancanza di emergenze da fronteggiare.

 
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Categorie: La Provincia, PoliticaNumero di visite: 599

Tags: ProvinceCrocettacommissario


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