E' stata consegnata oggi al Comune di Nicosia la preziosa statua della Madonna del Soccorso che avrebbe dovuto essere battuta in asta a Firenze dalla casa d'aste Pandolfini il 26 ottobre dello scorso anno. La storia della statua risale alla fine del 1300 e grazie ad una donazione dei notabili nicosiani, Rainaldo e Beatrice Salomone, venne edificato il Monastero benedettino di Santa Maria del Soccorso, ubicato nella campagne di Nicosia, nel sito oggi denominato "Soccorso".
Sul finire del XV secolo, il nobile nicosiano Vincenzo Lavia commissionò la realizzazione di una statua che raffigurasse la Madonna del Soccorso affinché potesse adornare la chiesetta del Monastero che divenne subito sede di un vivace culto mariano praticato fino agli inizi del secolo scorso quando il monastero venne abbandonato. L’indicazione del committente risulta dalla base marmorea della statua in cui venne inciso il blasone della famiglia Lavia o La Via con l'iscrizione "Vicencius Lavia fieri fecit" (fatta eseguire da Vinceno Lavia).
L’opera venne quasi certamente realizzata dallo scultore Gabriele di Battista Bregno alias da Como (Osteno ?, Como, 1430/40 ca. - Palermo 1505), il quale frequentò la bottega di Domenico Gagini, e svolse in Sicilia una prolifica attività, contribuendo in maniera determinante al rinnovamento della scultura isolana in chiave rinascimentale. La pregevole scultura raffigura la Vergine Maria che stringe nella mano destra l'impugnatura di un bastone diretto a colpire una creatura demoniaca antropomorfa dal volto barbuto e le zampe palmate in atto di ritrarsi ai suoi piedi. Con la mano sinistra la Vergine solleva, invece, il manto per accogliere sotto la sua protezione un fanciullo impaurito che cerca “soccorso” tra le pieghe della veste materna. Nel basamento sono raffigurate le effigi dei coniugi committenti che ne fecero omaggio alla Chiesa, una donna ed un uomo genuflessi, quest'ultimo da identificare con il barone Vincenzo Lavia da Nicosia come riportato nell'iscrizione
A causa delle leggi eversive del patrimonio ecclesiastico, emanate dalla monarchia sabauda, il Monastero passò in mano privata e della statua si persero le tracce fino a quando giunse a Firenze, nella collezione Giovanni Turchi che nell’ottobre del 2023, esattamente un anno fa, ha deciso di proporla in asta per la tornata del 26 ottobre. La notizia della vendita all’asta del prezioso manufatto, ha fatto fatto il giro del web tanto da stimolare la nascita di un comitato spontaneo composto da appassionati e cultori di storia locale, tra cui il dottore Salvatore Lo Pinzino ed il professore Santo Casalotto (che nel 2008 avevano scritto un libro sul Monastero del Soccorso divulgando l'immagine della statua da tempo scomparsa), il collezionista nicosiano Giuseppe Raspanti, la dottoressa Santina Giusto di "Città Invisibili", nonché l’avvocato Gaetano Cantaro che ha suggerito al Sindaco, Luigi Bonelli e al vice Sindaco, Annamaria Gemmellaro di sollecitare i poteri di tutela cautelare della Soprintendenza ai Beni Culturali di Enna e di Firenze, con richiesta di avvio della dichiarazione di interesse culturale dell'opera ex art. 13 e segg. del D.Lgs n.42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), preordinata all'esercio della prelazione nell'acquisto dell'opera.
In poche ore dalla richiesta del Sindaco, il Soprintendente ai Beni Culturali di Enna, Angelo Di Franco, coadiuvato dallo storico dell’arte, Paolo Russo, lo stesso giorno dell'esecuzione dell'asta con lodevole solerzia notifica il provvedimento di avvio del procedimento amministrativo diretto alla tutela dell'opera d'arte, provocando così il ritiro del lotto, che altrimenti sarebbe stato battuto all'asta. Fin da subito, grazie a un finanziamento regionale, sono state avviate le trattative per l’acquisto dell’opera, mediate gratuitamente dall’avvocato e profondo conoscitore e appassionato di opere d'arte e di storia anche del territorio ennese, Gaetano Cantaro, il quale si è occupato di concordare il relativo atto di compravendita tra il Comune di Nicosia e la proprietaria dell’opera, la galleria d’arte di Giovanni Turchi e di Olivia Turchi storica dell'arte ed antiquaria di terza generazione di Firenze, occupandosi anche di curare per conto di quest'ultima il complesso iter burocratico amministrativo per il trasferimento ed il trasporto dell’opera che è stata consegnata oggi. Con spontanea sinergia ed eccellente lavoro di squadra la comunità nicosiana è riuscita a riappropriarsi di un pezzo importante della propria storia che verrà prossimamente esposto al pubblico in occasione delle prossime festività natalizie.